Campo da Golf nel SalentoIl Golf Club Acaya viene fondato nel 1996, i lavori di costruzione del campo seguiti dall’architetto Italiano David Mezzacane risalgono al 1998 e verranno ultimati nella primavera dell’anno 2000 con la consegna delle 18 buche par 72.

Nel 2003 si completeranno le strutture alberghiere e ricettive. Nell’anno 2008 il Circolo Acaya Golf & Country S.S.D. a R.L. subentrò all’Associazione Sportiva Acaya Golf Club, con Approvazione del Consiglio Federale del 1 febbraio 2008.

L’impianto da Golf, a distanza di quasi dieci anni dalla costruzione, iniziò a mostrare i primi segni di sofferenza: sul manto erboso, sull’impianto di irrigazione e sulla impermeabilizzazione dei laghetti artificiali.

Per questo motivo la nuova Proprietà, composta sempre da imprenditori leccesi che aveva rilevato il circolo Salentino, decise di rimodellare il percorso e farlo diventare un esempio di nuova cultura golfistica.

Di conseguenza, si incaricò lo studio “Hurdzan-Fry”, uno dei principali e prestigiosi studi mondiali di architettura del golf e già vincitore di numerosi premi internazionali, ad effettuare una profonda ristrutturazione tecnica, agronomica e all’integrale rimodellamento del campo per raggiungere un livello di gioco da championship.

Caratteristiche del campo da golf

Per l’erba dei fairways fu scelta una bermuda americana da seme, forte e compatta anche nei tagli più bassi, che tiene conto delle variabili climatiche del Salento e che garantisce un ottimo galleggiamento superficiale della palla per un colpo sempre pulito e netto; ai lati dei fairways fu seminato un misto di quattro tipi di festuca da lasciare ondeggiare ad altezza naturale.

Per i green fu selezionato un misto di agrostidi stolonifere palustris nelle due varietà di A4 e A1: una composizione che vanta circa il doppio di steli nella spazzola erbosa rispetto ai comuni penncross.

Gli irrigatori oltre 1.500, per una distribuzione idrica capillare e diversificata che garantisca all’erba un approvvigionamento calibrato, frazionato in modo da ridurre ogni ipotesi di sovradosaggio e spreco.

Per la gestione e conservazione delle acque fu costruito un complesso sistema di laghetti e ruscelli, con ricircolo delle acque di raccolta e loro ossigenazione naturale attraverso un sistema di cascatelle: l’obiettivo fu non disperdere nel terreno la raccolta delle acque meteoriche e di scorrimento e conservarle, opportunamente filtrate, per il reimpiego nei periodi di massima necessità.

Questa imponente opera di ingegneria idraulica al cliente fornirà una gradevolissima colonna sonora e una serie di ostacoli laterali lungo nove delle diciotto buche.

É un percorso fortemente caratterizzato dal vento con cui bisogna “golfisticamente” convivere, quasi fosse un links scozzese e secondo l’arte di cui gli inglesi restano maestri, adeguando direzioni ed altezza di parabola in maniera da sfruttarne le derive godendo delle intelligenze di gioco che il vento – definito da un grande architetto del passato “il più importante ed affascinante degli hazards” – rende piene di fascino.

Dal punto di vista del gioco uno dei principi perseguiti fu quello di realizzare un campo che costituisse un terreno di confronto opportuno e giusto per tutti i livelli di gioco, professionistico o amatoriale, di uomini, donne e juniores. Preservare, quindi, l’approccio egualitario del golf, che è uno dei principi storici del sistema “democratico” degli handicap, e far utilizzare al giocatore tutti e quattordici i ferri e legni che si porta nella sacca.

Le buche

All’interno di un contesto naturale di rara bellezza, immerso nel verde della macchia mediterranea, “pregiata vegetazione spontanea”, si snoda elegantemente su una natura che lo ospita e che ne esalta le caratteristiche, uno splendido percorso a 18 buche Par 71 di m. 6.192 di lunghezza.

Il campo completamento rifatto con l’andamento e il flusso delle buche rimodulato perseguendo la miglior armonia possibile tra caratteristiche naturali e modalità dei colpi; furono costruiti battitori di dimensioni generose, inconsuete per l’Italia, che consentono, in conseguenza delle diverse abilità e lunghezze esprimibili dai diversi livelli di gioco, angoli diversificati di attacco ed aree differenti di atterraggio a seconda della posizione delle bandiere. La configurazione del percorso creata dallo Studio Hurdzan–Fry consente su tutte le buche di vedere chiaramente gli ostacoli, la caduta della palla sul primo colpo e dal secondo colpo il green.

La buca 1 del percorso un bellissimo par cinque con dog leg a sinistra la buca giusta per riscaldarsi e iniziare a godere delle meraviglie del campo.

Il percorso prosegue con buche sportivamente e paesaggisticamente sempre più affascinanti: come la buca 2, un lungo green solcato da una notevole depressione trasversale che richiama alla mente la storica Biarritz Hole del celebre Yale University Golf Club.

La buca 3 è il par quattro più corto del campo che può ammaliarti con la relativa vicinanza del green, ma che ti tende un agguato con le sottigliezze di un green complex pieno di sfumature e di rischi. La buca 4 un par tre ben difeso dai bunker con un green in salita, la posizione della bandiera può fare la differenza.

La buca 5 si presenta con un dog leg a sinistra dotato di ampi spazi e di un green non impossibile, ma accattivante in forma di “cheap potato” una buca facile ma non troppo; anche le buche 6 e 7 concedono ampi spazi di atterraggio alla palla tirata dal drive, ma il colpo al green deve essere studiato. Con la buca 8 iniziano le prime difficoltà: è uno dei più lunghi par tre del percorso e richiede attenzione, precisione e corretta scelta del bastone, protetto com’è a destra da due bunkers ed a sinistra tutto a volare sull’acqua. La buca 9 un par cinque da chiudere in quattro.

Poi il par quattro della buca 10, la classica Cape Hole, e la buca 11, in leggera salita richiede precisione e potenza tra macchia e bunkers sulla destra e una serie di laghetti sulla sinistra ad insidiare percorso e green. La buca 12 un par quattro che nella sua semplicità può rendere difficile la vita al giocatore.

La buca 13 un par tre di tutto rispetto da giocare con intelligenza.

Il par quattro della buca 14 con alberi a sinistra, acqua a destra e macchina frontale mette a dura prova il giocatore sulla scelta del bastone sul primo colpo. La buca 15 una bella buca che può regalarti tante emozioni.

La buca 16 è un lungo par cinque, doppio dog leg, di oltre 500 metri. Una buca premio per chi la tira lunga; via con il drive e sul secondo colpo chi ha coraggio e classe tenti per un birdie con un legno al green, un green trasversale corto e difficile da approcciare.

Dopo la lunghezza impressionante del par cinque ecco il par tre più corto del percorso la buca 17: 130 metri dal tee campionato, 93 metri dal tee donne, con un green piccolo e contornato di bunkers. Alla fine ci aspetta la bellissima buca 18, oltre alla bellezza paesaggistica che si può ammirare dai tee di partenza bisogna trattenere il respiro e tirare un drive fantastico che eviti acqua a destra e sinistra e poi uno splendido secondo colpo a green difeso dai suoi quattro bunkers di destra che ti obbligano a tirare a sinistra con la paura di finire nell’orto della masseria, insomma, una buca bella e difficile che sigilla un grande campo da golf.

É possibile vedere gli specchi d’acqua sulle buche 6, 7, 8, 9,10, 11,12, 14, 18, spettacolare la cascata che taglia in due la buca 11 e 12. Sul percorso sono presenti 58 bunkers.